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Sempre più importante l’aiuto delle Unità Cinofile
I cani della solidarietà. Come agiscono le squadre che rintracciano le persone.
La ricerca di persone scomparse, sepolte dalla neve o dalle
macerie, viene svolte dalle Unità Cinofile dei vari Corpi appartenenti
alla Protezione Civile (UCIS, Corpo Forestale dello Stato, Croce Rossa,
Vigili del Fuoco, ecc...). Questi nuclei sono inscindibili e operano all'interno
di un'organizzazione strutturata su delle modalità specifiche di intervento.
Il conduttore affianca il cane in ogni momento e quando riconosce in lui la segnalazione del disperso/sepolto interviene per il recupero e il soccorso.
Durante questa attività il cane riveste il ruolo indiscusso di protagonista, mettendo a |
disposizione dell'uomo -ancora una volta- le sue incredibili capacità.
 NASO DI CANE: L'eccellente olfatto è sicuramente la prima delle qualità che l'immaginario
collettivo attribuisce al cane: forte di oltre 200 milioni di cellule olfattive
(contro 5 milioni nell'uomo), egli è infatti in grado di cogliere la presenza
di piccolissime quantità di molecole odorose, con una sensibilità almeno
mille volte maggiore della nostra. Stephen Budiansky nella sua opera
"L'indole del cane" lo descrive così: "... i cani invece vivono in una realtà
percettiva dove le cose possono essere capite e ricordate anche attraverso
l'olfatto, non solo grazie alla vista; dove le mappe mentali si tracciano su strade
e topografie odorose; dove ciò che non si può vedere è vivo e interessante,
mentre il visibile è povero e spento...".
Alla luce di quanto sopra riportato è dunque facile intuire di quanto sia
relativamente semplice, per un cane, seguire la traccia odorosa lasciata
dal passaggio di una persona o percepirne il 'cono odoroso' da lei emanata
nella zona circostante. La parte difficile consiste invece nel fargli seguire,
trovare e segnalare (solitamente con l'abbaio) quella determinata fonte
odorosa (del disperso) in mezzo a tante altre che potrebbero anche essere
molto più interessanti per lui. |
Per il raggiungimento di questo difficile obbiettivo molteplici sono i fattori
che possono influenzare il risultato finale: le metodiche di addestramento
e le qualità genetiche del cane offrono senz'altro interessanti spunti di riflessione.
Il condizionamento operante e lo shaping (con foto ricerca 1 in un box)
Secondo Burrhus Frederic Skinner (famoso psicologo e studioso del comportamentismo - nella foto)
ogni forma di apprendimento è legata alla sua relazione con le contingenze di rinforzo,
cioè al numero di volte in cui, ad un determinato comportamento, ha fatto seguito una
ricompensa. Questo schema comportamentale, definito del condizionamento operante,
è alla base dell'apprendimento di ogni essere vivente. |
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Se opportunamente adattato alle specifiche necessità, esso permette di addestrare
i cani ad esibire singoli comportamenti e ad eseguirli ad un preciso stimolo (comando).
Alcuni comportamenti da noi richiesti però potrebbero non far parte della gamma
comportamentale del cane (si pensi ad esempio al cane che al comando 'cerca' deve rintracciare una pista odorosa, seguirla e al ritrovamento del disperso abbaiare
per richiamare sul posto il conduttore).
Qualora sia necessario riprodurre tali comportamenti complessi, sarà possibile farlo
utilizzando una tecnica di addestramento detta shaping o per approssimazioni
successive. Questa tecnica consiste nel rinforzare (premiare) il cane quando compie
quei comportamenti che si avvicinano, anche di poco, al comportamento desiderato.
Successivamente, in un secondo tempo, verrà premiato il comportamento sempre
più vicino a quello finale, ignorando invece l'approssimazione precedente
(che andrà quindi in estinzione).
Questo fino al raggiungimento del comportamento
desiderato (tornando all'esempio di prima il cane verrà dapprima rinforzato nel
momento in cui si mette alla ricerca di una traccia odorosa, successivamente al
ritrovamento del disperso e infine solamente al termine della corretta esecuzione
di tutta la catena comportamentale, cioè alla segnalazione del ritrovamento con l'abbaio) |
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Questa metodologia lascia al cane la massima libertà di azione che, a lungo termine,
garantisce risultati più affidabili (il cane lavora libero da stress e/o paure) e massimizza,
nel contempo, il rapporto di reciproca fiducia nel binomio cane-conduttore e quindi
dell'Unità Cinofila. Rinforzo positivo quindi, gioco, cibo, attenzioni e quant'altro possa
gratificare il cane rappresentano la chiave per il successo in un'attività tanto difficile
quanto utile e delicata. I metodi coercitivi o comunque basati sulle punizioni sono,
oltre che moralmente inaccettabili e alquanto discutibili, da evitare in quanto inefficaci e
sicuramente controproducenti.
 QUALE RAZZA??
Quale potrebbero essere dunque le razze che meglio si prestano a questo tipo
di addestramento e lavoro? In prima battuta si potrebbe rispondere tutte poichè più
o meno tutti i cani (meticci compresi) hanno sopraffini qualità olfattive ed essendo
il paradigma di apprendimento analizzato da Skinner, come già detto in precedenza,
valido per tutte le specie viventi.
Ad onor del vero però così non è: al cane da ricerca sarà richiesto un buon livello di
obbedienza, capacità fisiche tali da poter superare ostacoli e coprire lunghe distanze
in ambienti spesso difficili, dovrà avere un temperamento vivace e mai timoroso
in modo poter affrontare (in maniera positiva) contesti e situazioni via via sempre
diverse ed infine non dovrà assolutamente mai dimostrarsi aggressivo,
né con le persone né con gli altri cani dovendo egli lavorare a contatto con
entrambe le specie. L'esame operativo previsto dall'ENCI per il conseguimento
dell'abilitazione dell'Unità Cinofila alla ricerca di persone (siano esse disperse, sepolte sotto macerie oppure neve)
rappresenta il punto di partenza. |
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